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Appunti di una signora poco diplomatica


Misteri d'Italia


4 aprile 2010

Diversamente donne e sole

Stamane mi sono svegliata pensando a Filomena.
Filomena è la mamma di Elisa Claps, la ragazza scomparsa a Potenza il 12 settembre 1993 e ritrovata cadavere il 17 marzo scorso nell'abbaino della chiesa della Santissima Trinità.
Ho pensato, in questa mattina di Pasqua, a quanto debba essere grande il suo dolore; ho pensato a quanto grande debba essere la sua solitudine di donna e di madre in una terra in cui le donne non sanno ancora solidarizzare.
Da anni Filomena si batte per ottenere verità e giustizia per quella figlia scomparsa nel nulla, ma che lei già sapeva morta. Voleva che almeno le restituissero i poveri resti, voleva ricomporla in una bara su cui piangere, voleva poter andare a deporre fiori e ceri accesi davanti ad una lapide... Ma oggi  tutto ciò non può bastare. Quella figlia cercata per mari e per monti, dall'Albania al Brasile, ritrovata poi a due passi da casa, in un luogo che dovrebbe essere il più sicuro del mondo, grida - e non solo alla madre - che bisogna fare di più. Chiede di più, a noi donne.
Quella figlia, anche nostra figlia o sorella, chiede di esaminarci la coscienza fino in fondo e di ammettere, senza più ipocrisie, il nostro peccato di inconsapevolezza e di ignoranza; la nostra comoda cecità; la comodità dell'illusione; l'acriticità della spensieratezza in un ambiente in cui il maschio, ancora, opprime e schiaccia e uccide e resta protetto e impunito.
La storia di Elisa e di Filomena inquieta e scuote e scassa la coscienza di ogni donna per l'intreccio mostruoso dei poteri maschili in tutte le sue forme: il potere fallico del maschio che decide di volere e prende, usando il proprio sesso come un'arma micidiale; il potere  antifemminile della Chiesa che protegge il carnefice e non la vittima; il potere maschile della politica  che banalizza e ricaccia nel privato - facendo isolamento e alzando muri intorno a una famiglia - un problema grosso e insopportabile che è sociale; il potere  occulto di una casta o loggia i cui disegni restano indecifrabili, ma si proiettano come ombre su tutto il resto, sul perfettissimo ingranaggio di silenzi, deviazioni, devianze e depistaggi.
In questo coacervo viscido Elisa 
è rimasta inghiottita e silente per diciassette anni. Poco o niente avremmo saputo e capito se un'altra donna, Filomena, sua madre, non avesse combattuto fino allo stremo per chiedere quanto le era, le è dovuto.
Noi altre donne cosa abbiamo fatto?
Abbiamo compreso il dolore della mamma, solidarizzato e sostenuto, per quel che ci è stato possibile, la battaglia di Filomena e della famiglia Claps, senza renderci conto fino in fondo di quanto Filomena fosse sola come donna.  Adagiate nelle nostre vite più o meno scontate, ci siamo lasciate sfuggire la tragedia nella tragedia. E tutte quante, dalla donna che conduceva le indagini come una pivella sprovveduta, all'ultima che faceva le pulizie nella chiesa, non ci siamo rese conto che, intanto, Filomena era sola a sbattere la testa contro un muro di gomma che niente lasciava passare.
Non una voce femminile autorevole si è alzata in questi anni... E' una sferzata in faccia l'articolo di Michele Fumagallo su Il Manifesto che evidenzia la neutralità di genere, l'occultamento del genere in questa vicenda. Ma se è vero che le sorti di questa terra sono rette e decise da poteri vecchi e antifemminili, è anche vero che la neutralità di genere è una colpa tutta femminile.
Autorevoli voci femminili, in Basilicata, non ne abbiamo. I ruoli e le avanzate si giocano dentro i palazzi: là nascono commissioni con rappresentanze femminili, si decidono incarichi e qualche dirigenza. Io so di donne che hanno lottato come hanno potuto e poi se ne sono andate sbattendo la porta. Sono tornate al silenzio antico, operoso e dolente, ma non rassegnato. Consapevoli solo di essere state ricacciate ai margini, dopo l'ubriacatura  della sinistra vittoriosa e dei coordinamenti femminili che avrebbero dovuto modificare le dinamiche nella Basilicata di Sanza e Colombo. Spinte progressivamente fuori dai centri decisionali, le donne scomode hanno scelto altre strade, ma sono rimaste isolate, incapaci di riconoscersi e di fare quadrato. Perse. Quelle che sono rimaste, le nuove arrivate, quelle che hanno fatto il salto  da Matera a Potenza e da Potenza a Roma, hanno potuto volare  a patto di diventare funzionali al sistema. Del potere maschile ne hanno assorbito  comportamenti e arroganze. Le  donne che contano non potevano  alzare la voce ed aiutare Filomena, perchè non avrebbero avuto granchè da dire.
La loro coscienza femminile non è cresciuta in questi anni  e niente hanno saputo o voluto fare. Opportuniste  e indifferenti, donne nell'auto blu, pronte a cambiare bandiera, scaltre quanto basta per farsi accogliere da un partito o dall'altro, da una corrente o dall'altra, da un signore o da un padrone, pur di conservare status e potere. 
Il dramma di Elisa e Filomena ci sconvolge, dunque, perchè alle colpe dell'occultamento  voluto dai poteri, c'è la colpa della neutralità di donne che avrebbero potuto e non hanno fatto, ma anche di  noi altre, diversamente donne e sole. Non impotenti, ma incapaci di ritrovarci. Di stare, in quanto donne, dalla parte di Filomena.  


18 marzo 2010

Così imbrigliarono quel soffio di verità

                                  
"(...) Gli ispettori ministeriali caleranno in Calabria e in Basilicata come la Santa Inquisizione, implacabili nell'esaminare atti, parole e opere di quelli che considerano eretici, contro i quali sono disposti a servirsi di
qulunque diceria. Gli eretici, in questo caso, sono tutti coloro che cercano uno scampolo di giustizia e di verità. Ma tra gli eretici, questi ispettori, poichè sono magistrati, cercano i magistrati come loro. I preti sono inflessibili con quelli che considerano spretati.
   Il luogo in cui ancora una volta sembra annidarsi l'eresia è un'inchiesta giudiziaria. Si chiama Toghe Lucane e riguarda le toghe sporche, deviate. Toghe Lucane e un budello profondo, che arriva al centro della terra, alle porte dell'inferno. Da un girone al successivo, in un crescendo di orrore ed empietà. Dall'abuso al latrocinio, fino all'assassinio.
   Questa
è una delle ragioni per le quali "i fatti di Lucania" accaduti negli ultimi vent'anni sono stati soppressi sul nascere. E' vero, poi sono "risorti" a Catanzaro, con Toghe Lucane. Ma fino a quando non verrà fuori la verità, fino a quando le terribili convinzioni che ognuno tiene per sè non troveranno conferma in sentenze pronunciate in aule di tribunali, la speranza di poter uscire da questa sorta di nuovo feudalesimo è destinata a rimanere frustrata. (...)"

Carlo Vulpio, Roba nostra, pagg. 66-67, il Saggiatore, Milano 2008


..........................................................

   Sembra siano passati secoli, eppure c'è stato un tempo in cui abbiamo creduto di essere vicini alla verità...
   Il ritrovamento di Elisa, ci dice - ancor più di ieri -  che abbiamo precisi
doveri verso questa bella, martoriata, dannata terra. Che bisogna continuare a stare dall'altra parte, dove si sta più scomodamente, dov'è più rischioso rimanere.


12 dicembre 2009

Repubblica italiana

 

Fino a che non conosceremo la verità sulla strage di Piazza Fontana e su tutte le altre stragi che hanno intriso di sangue la nostra Repubblica, non ci sarà vera democrazia.

Oggi ci allarmiamo assistendo impotenti alla degenerazione della politica ed al rischio, sempre più concreto, di una svolta totalitaria di questo governo. Ma cos'è il berlusconismo se non la logica conseguenza di un gioco di apparati (dello Stato, dell'antistato, della Chiesa e dei servizi più o meno deviati) che ancora frenano, condizionano, ostacolano l'evoluzione laica, civile e democratica del nostro paese? 
 Milano, Banca Nazionale dell'Agricoltura, 12/12/1969  


31 luglio 2009

CUCU', LA CARTA SIM NON C'E' PIU'

   La scheda telefonica su cui era registrato il numero di cellulare di "Carlo", l'agente segreto che ha trattato con Vito Ciancimino prima e dopo le stragi del 1992, è sparita dalle stanze della Corte di Appello di Palermo. Arriva così, in semplicità, nella calura estiva, questa notizia,  passando tra quelle secondarie come un fatto di poco rilievo, 40° all’ombra, quasi normale d’estate, il 31 di luglio. Arriva la notizia e passa nell’indifferenza generale dei media di regime e dei rappresentanti politici ed istituzionali. Il Paese non s’allarma e non si indigna. I vertici istituzionali tacciono. Tutti al mare a mostrare le chiappe chiarissime  e a lavare l’anima sporca. Tanto gli Italiani sono assuefatti ai poteri occulti ed ai misteri e non ci fanno più caso.

   Chi è veramente “Carlo”? L’unico modo per identificarlo è (ma a questo punto dovremmo dire “era”) quella carta sim requisita nel giugno del 2006 a Massimo, figlio di Vito Ciancimino. Ma, cucù, la carta sim non c’è più.

   Dobbiamo rassegnarci? Noi cittadini onesti, stanchi delle quotidiane porcherie e prese per il culo, dobbiamo ammettere la sconfitta, gettare la spugna, arrenderci ai delinquenti, continuare a farci fottere e consegnare i nostri figli a quest’Italia?

   Pare proprio di sì. Non c’è scampo. Sono forti. Comandano. C’hanno il potere e lo esercitano a nostro danno. Entrano nelle procure e fanno sparire le carte, manomettono i computer, ecc. Arrivano subitissimo, sempre prima degli altri, sui luoghi delle indagini, prendono le borse, fanno sparire le agende, depistano, insabbiano, infognano...

  E le istituzioni tacciono. Anche oggi silenzio. O quasi. Parla solo Rutelli, presidente del  Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir),  ma non riesco proprio a comprenderlo. Che dice? Non vedo l’attinenza col problema della carta telefonica sparita… Rutelli tira di nuovo in ballo l’archivio Genchi rimarcando la necessità di tutelare la privacy delle conversazioni telefoniche dei politici. Dobbiamo ridere? Dobbiamo rabbrividire? Dobbiamo pensare che Rutelli stia temendo qualcosa o proteggendo qualcuno?

  Strano, in una giornata come questa, in cui gli eventi confermano le ipotesi del consulente informatico  Gioacchino Genchi circa il coinvolgimento dei servizi nella strage di Via D’Amelio, il rappresentante massimo della sicurezza della Repubblica Rutelli, anziché  sollecitare chi di dovere perché lo Stato si impegni a stanare “Carlo”, se la prende di nuovo col povero Genchi che forse pensava di averla spuntata dopo il dissequestro dell’archivio. E no, Gioacchino, non è così. Rutelli non vuole lasciarti in pace, perché  chissà perché. Noi possiamo solo intuire e darti ragione. Essere ancora con te in questa pagina nerissima della Repubblica delle banane.


17 giugno 2009

GENCHI: QUAL E' LO SCANDALO DELLA REPUBBLICA?

Nella trasmissione del 15 giugno di Porta a Porta il conduttore sedicente giornalista Bruno Vespa non ha smentito le falsità affermate da Clemente Mastella riguardo le intercettazioni di Gioacchino Genchi.
E' risaputo, infatti, che:
- il dr. Genchi ha agito legittimamente nell'ambito delle sue funzioni di consulente informatico di diverse Procure;
- il Tribunale del Riesame ha annullato ogni accusa mossa nei suoi confronti dal Copasir (presieduto da Rutelli) e dal Tribunale di Roma,  perchè i reati che gli erano stati attribuiti NON SONO REATI.



Per combattere la disinformazione pubblica,
 ogni volta che la RAI ti indigna,
trasmetti la tua protesta da questo link:
http://www.contattalarai.rai.it/eservice_ita/start.swe?SWECmd=Start&SWEHo=www.contattalarai.rai.it



Su Facebook è attivo il gruppo "ESERCIZIO DI DEMOCRAZIA"

con il Comitato di Vigilanza RAI dei cittadini:

CONTATTA LA RAI: il Comitato di Vigilanza sei TU


3 aprile 2008

INCIDENTI E COINCIDENZE

La Procura di Potenza indaga sui delegittimatori di Clementina Forleo.

E’ il sostituto procuratore lucano Cristina Correale che si sta occupando degli aspetti non ancora chiariti relativi alle indagini sull'incidente stradale in cui persero la vita i genitori della Forleo. In particolare, sono stati sentiti oggi, presso la procura di Potenza, due magistrati e un tenente di Brindisi.

Per comprendere la vicenda, ricordo che i genitori della Forleo avevano ricevuto telefonate minacciose e subìto atti di intimidazione prima di morire in un incidente stradale. Successivamente la Forleo si era lasciata scappare qualche parola forte nei confronti del comandante del nucleo radiomobile dei Carabinieri di Brindisi che, nonostante le denunce, non aveva provveduto ad acquisire i tabulati delle telefonate per risalire ai responsabili delle minacce.
In tutta risposta, il comandante denunciò la Forleo.
 

Scondo le notizie riportate oggi da La Gazzetta del Mezzogiorno, la Forleo avrebbe saputo dal Prefetto di Milano che il Comandante era stato “indotto” da due magistrati di Brindisi a denunciarla; gli stessi magistrati ricevuti oggi a Potenza dal procuratore Cristina Correale.

Va anche detto che un’indagine in tal senso era stata già avviata dal PM Ferdinando Esposito, purtroppo rimasto vittima di un grave incidente stradale nel gennaio scorso.

Per saperne di più:

- E chiedere scusa? di Marco Travaglio

-
Le traveggole di Clementina  


23 marzo 2008

Per non dimenticare Luca e Marirosa

Io ci sono, anche oggi,

per non dimenticare Luca e Marirosa;

per rinnovare l'impegno, 

per mantenere una promessa...

Per ricordare che sono trascorsi 20 anni dalla loro morte

e che la Basilicata attende ancora giustizia e verità.




5 ottobre 2007

BASILICATA ANNOZERO: riflessioni dietro le quinte

Dietro le quinte eravamo in tanti, ieri sera, a Potenza, nell'aula Quadrifoglio dell'Università della Basilicata.  Arrivati da tutta la regione, individualmente o in gruppi organizzati.
Dietro le quinte abbiamo constatato una pessima organizzazione tecnica. Ma anche il contenuto dei collegamenti dalla Basilicata hanno lasciato molto a desiderare: interviste e servizi tagliati e nessun dato veramente consistente. 
Rispetto alla nostra regione, ha fatto poco Annozero; un bel po' di rumore per nulla. Non quello che ci aspettavamo... perchè non è come dice Mastella: non è vero che ha fatto piazza pulita dei magistrati corrotti. Ci sono magistrati indagati (da De Magistris) che tengono ancora in mano (e controllano) indagini delicatissime... 
Quel che è certo: noi Lucani non possiamo abbassare la  guardia, anche se a parlare rischiamo denunce per diffamazione. Anche se i fatti parlano, anche se le carte parlano.
Come ha ribadito don Marcello Cozzi (peccato, neanche la sua relazione è stata trasmessa), ci sono nomi e cognomi che tornano, in tutte le vidende.
Non sono nomi e cognomi di banditi e briganti, ma di uomini e donne che stanno dentro le istituzioni. La criminalità di cui si sta occupando De Magistris è molto particolare. In Basilicata non ci sono i mammasantissima  alla Riina o alla Provenzano: qui ci sono poteri occulti in giacca e cravatta, oppure in pelliccia di visone. 
Se Santoro ieri sera ci avesse dato una possibilità in più, avremmo potuto inquadrare meglio il problema. Far capire che i casi denunciati, il duplice omicidio di Luca e Marirosa, la scomparsa di Elisa Claps, vanno "oltre" la cronaca nera e toccano ambienti e personaggi che innescherebbero una reazione a catena, da mettere in crisi la seconda repubblica. Perciò, secondo me, Mastella può star tranquillo ed agitarsi di meno. Ieri sera Santoro è stato sin troppo buono. 

 

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